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Sveglio il mio blog dal suo riposo con un post che, come un improvvisato spuntino notturno messo insieme piluccando il frigorifero, potrà poi aiutarlo a riprendere sonno al meglio, e dormire a lungo, ancora per qualche settimana. Ieri ho seguito alcuni suggerimenti di Gabrilù per fare un po’ di shopping libresco: ho cominciato subito, al mattino, in Rizzoli, con “La moglie di Don Giovanni” di Irene Nemirovsky, e più tardi, dopo le ripetizioni di latino, ho concluso con un paio di acquisti americani smaltiti in Feltrinelli, ovvero il “Il gruppo” di Mary McCarthy… e “dulcis in fundo”, “last but not least”, e “in primis” protagonista proprio di questo mio post, il piccolo “Colazione da Truman” di Lawrence Grobel, verde libretto di conversazioni con quel Truman che fa di cognome Capote e che ho trovato in uno dei post segnalati da Gabrilù nel suo blog-roll. Più precisamente, un post del blog Retroguardia, di Francesco Sasso.
Lawrence Grobel, "Colazione da Truman", Minimum Fax
Di Capote, mi vergongo a dirlo,ma per ora ho letto poco e niente. Solo il suo “Colazione da Tiffany”, dal meridiano a lui dedicato che mi sono regalato un paio di anni fa: e anche per poter rimediare, almeno in parte, a questa mia grave mancanza, ieri, uscito dal metrò, e arrivato alla fermata dell’ autobus per tornare a casa, ho scelto di cominciare a leggere proprio questo“Colazione da Truman”. In attesa del mio autobus, nel corso della lettura delle prime pagine di questi incontri e conversazioni fra giornalista e scrittore ho trovato (oltre al gustoso resoconto di una storica intervista televisiva, con Truman Capote e Dorhoty Parker che prendono le distanze dalla scrittura di Kerouac) anche un breve passaggio che affronta, “en passant”, il rapporto fra genialità e il talento: passaggio che metto qui di seguito a far “da pendant” a quanto ho già trascritto, in un post poco più in basso, ma ormai vecchio di molti giorni, da “Le oscillazioni del gusto” di Gillo Dorfles.
Lawrence Grobel - “Per lei cosa significa essere un genio?”
Truman Capote - “Significa saper fare una cosa in modo eccezionale, come nessun altro riesce a fare.”
L.G. - “Proust definì il genio come originalità, fascino, eleganza, forza. Disse che il genio consiste nel potere di mostrare e non nel valore intrinseco della cosa mostrata. E’ d’ accordo?”
T.C. - “Sì. Non credo che sia tanto importante il materiale tratto dall’ artista, quanto il modo in cui lo usa. E’ questo a fare la differenza tra chi ha un talento fuori dal comune e chi ha semplicemente del talento. Un grande artista sa prendere qualcosa di molto ordinario e grazie alla pura creatività e alla forza di volontà, trasformarlo in un’ opera d’ arte.”
L.G. – “Può fare un esempio?”
T.C. – “In questo gli attori mi sembrano molto più geniali che non, diciamo, i musicisti. Anche se ci sono determinati cantanti che sanno predenere una canzone davvero brutta e, solo grazie a una incredibile combinazione di stile e potenza, renderla fantastica, come faceva Billie Holiday. In tutta la sua vita Billie Holiday praticamente non ha mai cantato una canzone decente, ma era capace di interpretare queste canzoni del tutto mediocri e farle diventare stupefacenti concentrati di stile e arte. Billie era in grado di prendere una mela da un cestino e, per quanto questa mela fosse marcia, trasformarla in un’ opera d’arte. Perché aveva stile. Lee Wiley era un’ altra cantante con un grande stile. Non ha mai avuto il riconoscimento che meritava. Se Frank Sinatra ha imparato a leggere un testo, lo deve soltanto a lei e a Billie Holiday. E Sinatra è uno che li legge bene i testi.”
Arrivato a questo punto, mi sono fermato.
Proust, Billie Holiday, e Sinatra… “Ma questo è un vero e proprio catalogo di preferenze “gabriluliane”!” mi dissi.
Richiuso il libro, lo lasciai scivolare lentamente nel sacchetto, in mezzo agli altri, perché nel frattempo l’ autobus era finalmente arrivato, e dovevo liberar le mani per cercare il biglietto nel portafoglio.
“Appena arrivo a casa, dirò a Gabrilù che ho preso la Nemirovsky, e “Il gruppo” e le conversazioni di Capote… e le dirò di Proust, e di Billie Holiday e di Sinatra…”
Con il sacchetto dei libri sottobraccio e il biglietto dell’ autobus fra le dita, mi sono ritrovato a battere le mani dalla gioia, come una foca felice, e obbliterato il biglietto, sedute le chiappe, allargate le gambe, ho subito ricominciato a leggere le conversazioni fra Grobel e Capote, interrompendo la lettura solo per pochi istanti, giusto il tempo di sfiorare con lo sguardo il QT8, le Torri Stella in costruzione e i tronchi mozzati dei grandi platani che, per qualche motivo a me ignoto, sono stati orribilmente tagliati lungo la strada che separa i degenti dell’ Istituto Palazzolo dalle folle del nuovo centro commerciale costruito al posto della vecchia sede storica dell’ Alfa Romeo: brutte cose che accadono sempre più spesso, qui a Milano...
"Capote - romanzi e racconti", Meridiani Mondadori
Arrivato a casa mi sono ingozzato con fettine di coppa affumicata, mozzarelline panate e precotte, riscaldate nel forno, mandando giù il tutto con un po’ d’ acqua e una compressa di Supradin. E di corsa sul blog di Gabrilù, ad annunciare i miei lieti acquisti libreschi…
Ma nel ritrovarmi davanti il suo ultimo post, sono rimasto con le dita sospese, a mezz’ aria, sulla tastiera del PC: come potevo raccontarle dei libri appena presi, e di Proust, e di Billie Holiday, e di Frank Sinatra, proprio nel bel mezzo dei preparativi del suo prossimo annunciato viaggio franco-proustiano?
Dopo un momento di panico, mi sono subito rasserenato…
“Pazienza, le racconterò tutto al suo ritorno…”
Poi, il colpo di genio…
“Ehi, potrei fare un post per il mio blog!”
Ed ecco che si conclude qui, questo post, con il quale auguro buon viaggio a Gabrilù, e saluto i miei cari ospiti, con l’ avvertenza che ora il mio blog, dopo questo spuntino a base di Capote, ritornerà, ancora per un po’, a far la nanna…
Alain de Botton, "Architettura e Felicità", Guanda
Questo volumetto attende la sua sorte sulla mia libreria: non posso per ora dirvi se è un buon libro o meno, però lo segnalo lo stesso. Personalmente ritengo l' architettura una delle forme d' arte più entusiasmanti, e mi piace poter consigliare libri che in qualche modo possono aiutare ad amarla, a comprenderla, e a "guardarla", anche nelle sue più attuali manifestazioni contemporanee. Sicuramente questo libro tornerà ancora nel mio blog, magari inserito all' interno di un post più ampio, e non confinato soltanto nello spazio di questa semplice segnalazione.
D. Kamp, L. Levi, "Dizionario Snob del Cinema", Sellerio
Visto stamane in Feltrinelli, e mi ha entusiasmato con quel particolare tratto da un' opera pop di Rosenquist, intitolata "Joan Crawford says...", e che è a sua volta ricavata dalla copertina di una rivista rosa americana dell' epoca. E il contenuto? Chissenefrega, lo comprerò solo per la copertina... e poi non credo che sia un brutto libro da leggere...
Grace Metalious, "Peyton Place", Einaudi Stile Libero
Non so quasi niente di "Peyton Place" e della sua autrice. Potrebbe anche far schifo, e ammetto in tutta serenità che l' ho comprato soprattutto perchè mi piaceva la copertina. Io sono molto sensibile all' irresistibile fascino degli anni '50 americani: un' epoca che non condivido affatto dal punto di vista dei suoi contenuti, ma assolutamente seducente dal punto di vista dell' arte, del cinema, della moda e del design.
"COSMOS-l' arte alla scoperta dell' Infinito"
Se vi capita di trovarlo ancora, su una bancarella o in qualche angolo del web, consiglio caldamente questo catalogone della mostra “Cosmos”, tenutasi nell' anno 2000 a Venezia, interamente dedicata al tema della “scoperta dell’ Infinito”, fra Romanticismo e Novecento, nell’ arte e non solo. Forse alcune scelte potrebbero apparire forzate, o esagerate, dovute anche all’ ambiziosa vastità del tema trattato, ma ci sono anche molti spunti interessanti: nel catalogo si trovano opere d’arte fra le più diverse, da Friedrich a Fontana, da Turner a Magritte, accompagnate dai materiali fotografici e pittorici delle prime esplorazioni ai confini del mondo, o da altri documenti artistici di grande interesse, come i progetti delle avveniristiche architetture di Boullèe, o le scenografie realizzate da Schinkel per “Il Flauto Magico” di Mozart.
"Nel segno di Barocci", Federico Motta editore
Con un po’ di cresta sulla spesa cercerò di raccattare, dopo le folli spese libresche del Natale, altri euro per prendermi questo libro, dedicato ai seguaci e agli allievi di Federico Barocci, artista che mi piace moltissimo. Non possiedo ancora un buon libro su Barocci, e l’ opportunità di provare a conoscere meglio questo pittore, ma indirettamente, attraverso le opere di chi lo ha imitato (per ammirazione, su commissione, o per formazione) mi sembra una via conoscitiva allettante.