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Pulp, "This is hardcore", singolo dall' album "This is hardcore" del 1998
Inauguro il mio primo intervallo musicale con questo eccellente video dei Pulp: una squisitissima ricostruzione citazionistica del cinema hollywoodiano fra anni '40 e '50, qui proposta come deliziosa "antitesi" al testo della canzone cantata da Jarvis Cocker. Assolutamente incantevoli le scene "da musical" della parte finali, con le coreografie costruite quasi soltanto sui movimenti coordinati dei ventagli in piume di struzzo. Splendida la presenza dell' attrice bionda che interpreta - compito non facile - la grandissima Lauren Bacall. Insomma, sento di poter dire che questo video è un capolavoro: e credo che potrebbe anche incontrare il gusto sublime e sofisticato del sommo ConteNebbia, al quale dedico questo mio primo "spettacolo". E' anche grazie al suo blog, e in particolare a Stevemcqueen, che ho finalmente imparato a postare i video di YouTube.
Oltreoceano, a Washington, è conservato il "Giovane gentiluomo in preghiera davanti alla Madonna" di Giovan Battista Moroni, pittore cinquecentesco nato ad Albino, vicino a Bergamo.
A dir così, sembra che questo dipinto sia emigrato dalla sua terra per morir là, in America, dimenticato da tutti; perso fra i neoclassicismi freddi di una capitale monumentale nata dal nulla sul nulla: ma in verità non è andata così, altrimenti non sarei qui a parlarvene. Per cominciare accontentiamoci di guardarlo bene, tanto quanto e come merita.
Giovan Battista Moroni
"Giovane gentiluomo in preghiera davanti alla Madonna", Washington, National Gallery
La semplicità non certo povera delle vesti e la gestualità quasi affabile della Madonna sembra far rapprendere, e trattenere, quel gran lusso esibito negli abiti del giovane devoto inginocchiato: inginocchiato con l' apparenza sorprendente di una presenza concreta, proprio accanto a noi, il giovane sembra volersi voltare da un momento all' altro per invitarci a star zitti, a contemplare l' immagine sacra, e ad innalzare preghiere al cielo. Facciamo quel che dice, smettiamo di guardare lui, e guardiamo lei: eccolo lì, il classicismo paffuto del naso della Vergine che sorregge le sopracciglia ad arco, quasi a tutto sesto; come se ci fosse ancora un po' di bellezza greca, ovattata, sotto l' adipe delle guance e del mento.
"Pittura a Bergamo, dal Romanico al Neoclassicismo"
Questo, naturalmente, è un dipinto di devozione privata, ma al riguardo c' è di più da dire. Per cominciare, sfogliamo un' altra volta il volume "Pittura a Bergamo - dal Romanico al Neoclassicismo" ed ecco cosa possiamo trovare, fra tanto altro, nella scheda dedicata a questo Moroni americano:
"La rappresentazione del devoto in primo piano in atteggiamento orante di fronte a un' immagine sacra è un tema moroniano come dimostrano altri esempi, ed esclusivamente suo. In questo caso è ambientata nell' interno di una stanza, così che risulta incerto se il gruppo della Madonna col Bambino sia un simulacro o l' emanazione di uno sforzo evocativo a cui gli "Exercisios" di Ignazio di Loyola stavano addestrando l' Europa cattolica negli anni durante e dopo il Concilio di Trento."
Catalogo della mostra dedicata a Moroni presso il Museo Bernareggi di Bergamo
Per non lasciarvi lì, miei cari ospiti, a ruminar "Chissenefrega!", vi dirò qualcosa in più, tanto per chiarire: ecco a voi un po' di scampoli del capitolo "Moroni in visione", tagliati e ricuciti su misura dal catalogo della mostra bergamasca "Giovan Battista Moroni, lo sguardo sulla realtà", a cura di Simone Facchinetti, conservatore del Museo Bernareggi di Bergamo.
"Moroni è chiamato ad esaudire le richieste di immagini legate alla devozione privata, dando corso a uno sviluppo iconografico del tema dell'orazione mentale. [...] L' orazione mentale si fa «senza sono di voce e senza parola, ma con la mente sola e con lo spirito», una pratica che presto verrà disciplinata negli esercizi spirituali di Sant' Ignazio di Loyola."
Ancora oltre, Facchinetti scrive:
"Le pratiche dell' orazione mentale trovano una rigorosa organizzazione negli "Esercizi spirituali" di Sant' Ignazio di Loyola (tradotti in italiano solo nel 1587). In una delle prime fasi, seguite al raccoglimento, si suggerisce di procedere alla «composizione», o «vista del luogo», secondo questi precetti : «composizione sarà vedere con l' occhio dell' immaginazione un luogo fisico in cui si trovi ciò che voglio contemplare. Per luogo fisico intendo per esempio, un tempio o una montagna dove si trovi Gesù Cristo, oppure Nostra Signora, secondo quanto desidero contemplare»."
"New York Interiors", pubblicato da Taschen
Questo dipinto di Moroni mi è capitato sottocchio, per la prima volta, sfogliando un libro dell' editrice Taschen dedicato alle case più famose di New York: il volume, intitolato "New York interiors", appartiene ad una serie di libri sugli interni di varie città, e mi era stato regalato a Natale, anni fa, da mia sorella.
Mi piace qui ricordare l'appartamento newyorchese di Isabella Rossellini, con la sua pregevole collezione di cappellini in bella vista, o la strepitosa casa di Leo Castelli, il grande collezionista nato a Trieste che, proprio a New York, ha acquistato e promosso la migliore Pop Art americana.
Sfogliando il libro, c'è da agghiacciare dal raccapriccio a vedere l' osceno appartamento pseudo-rococò di Donald Trump, mentre, d'altro canto, si rimane incantati ad osservare le fotografie dell’ intonsa Wilderstein Manor, una delle più antiche dimore vittoriane statunitensi, con la tappezzeria autentica sfilacciata, gli stucchi mai restaurati, e tutti gli antichi mobili al loro posto, senza eccezioni.
Il dipinto si trova fotografato, in un pagina del libro, appoggiato a un cavalletto della casa-studio di due artisti newyorchesi: David McDermott e Peter McGough.
Questi due artisti hanno scelto, proprio a New York, una casa ricavata in una vecchia banca d'epoca, per dedicarsi alla costruzione di una realtà strettamente ottocentesca in cui calarsi a vivere quotidianamente.
Il dipinto di Moroni nello studio azzurro
Il gesto rituale che inaugura la loro giornata, al mattino, è il vaso da notte vuotato, dalla finestra, direttamente in strada. In seguito, le ore di lavoro nello studio possono iniziare solo dopo aver indossato abiti del XIX secolo, e sono ammessi soltanto strumentazioni d'epoca: ovvero cavalletti e utensili vari adeguatamente tarlati.
La casa è molto grande: ci sono stanze dipinte di rosso piene di oggettistiche ottocentesche, esotismi fine secolo, teche di uccelli impagliati e impolverati, curiosità dall' oriente, il tutto sceneggiato in una scenografia di atmosfere bohemién, europee, e con un non so che di parigino; ma, per carità, qualche anno prima di Gertude Stein.
Lo studio, con le pareti colorate di azzurro e ingentilito da esili colonnine bianche di sostegno, è molto grande, pieno di sedie e cavalletti che compongono tante postazioni di lavoro, per inseguire la luce del sole che passa dietro gli ampi finestroni. Negli scatti fotografici, oltre al Moroni americano, si vede il famoso "Bacco" di Caravaggio, anch'esso al cavalletto: penso a queste due tele, forse ancora da finire, come ad esercizi accademici di copia; esercizi di stile e maniera, da ripassare, come nelle lezioni d' arte di un tempo.
Il "Bacco" di Caravaggio nella stessa stanza
Mi piace scoprire che proprio questo quadro devozionale di Moroni, sicuramente meno internazionale di Caravaggio, e finito in America in seguito a vicende collezionistiche che, forse, solo Henry James saprebbe squisitamente raccontare, sia stato scelto da questi artisti newyorchesi come soggetto da copiare e meditare: un dipinto apparentemente così semplice, così modesto e discreto, eppure allo stesso tempo degno di stare accanto a Caravaggio, nella stessa stanza.
Post risalente al 29 dicembre 2006, qui riproposto -sistemato e corretto - in attesa di nuovi argomenti in arrivo sul mio blog
in onda nel mio blog
Un certo giorno, accasciato pigramente fra i cuscini del letto disfatto, con una mano su una guancia e l' altra nelle pagine di un volumetto dedicato alla pittura murale in Italia, mi sono imbattuto in un anonimo straccetto d' affresco quattrocentesco, steso su non so quale muro di Pavia, che prima di perdere un po' di pezzi rappresentava l' Annunciazione.
Anonimo lombardo del XV° secolo
"L' Annunciazione", 1475, affresco, Pavia, collegio Branda Castiglioni
Come potrebbe accadere in una telenovela, poco prima di un drammatico colpo di scena, anche nel frammento di questa "fiction" regnano il lusso, la calma e la tranquillità. Maria, nella stanza, è sola, intenta a leggere, ma ancora non sa di essere la Madonna: e tutto sembra, tranne che una fanciulla. E in verità, ve lo devo proprio dire, a me questa Madonna pare quasi un donnone lirico; una famosa cantante che ripassa la sua parte, un' ultima volta, prima del melodramma.
Il costumista ha dimenticato sulla scena il cestino da cucito, per gli ultimi ritocchi al prezioso abito del nostro donnone: un donnone un po' vecchiotto, ingrassato, e con pure un po' di scogliosi, tutte buone ragioni per dover smettere d' interpretare il ruolo della più pura fra le sante fanciulle.
"Pittura murale in italia", a cura di Mina Gregori, Gruppo S.Paolo
Ma zitti, non ditele nulla, per carità: avrà già pronta la solita caterva di scuse da primadonna, da gettarvi addosso, tutte insieme, alla prima osservazione: tutta colpa dell' abito, del costumista, del trucco, del parrucchiere, dello scenografo, delle luci. Poverina, cercate di capirla: nata ancora tardogotica, questa grande interprete, un po' attrice, un po' cantante, un po' Madonna, è ora costretta a lasciarsi incastrare sgangheratamente nelle nuove spazialità rinascimentali, ancor più scomode di quelle di Mies van der Rohe - specialmente qui in Lombardia, tra quattro e cinquecento, dove le architetture vengono incatenate al reale praticando estremi sadomasochismi prospettici: e sarà anche peggio quando arriverà Bramante a borchiar circonferenze da inanellare come piercing l'una all' altra, sulla pelle delle sue architetture milanesi, come in Santa Maria presso San Satiro, o in Santa Maria delle Grazie.
Anonimo lombardo del XV° secolo
"Vergine Annunciata", particolare dell' affresco
Ma già qui, in questa scenografia, ritroviamo un bel rotolar di cerchi che scappano su e giù per la stanza, scivolando sulle linee della prospettiva a far da binari: e sulle fettucce di velluto del vestito corrono perle così rotonde da esibire, nel loro aspetto perfetto, la loro falsità. Nel libro c'è poco da spremer fuori per dir qualcosa di non mio su questo affresco, ma credo che questo poco, in quanto buono, possa qui anche bastare. E' Francesco Frangi a scrivere, e a richiamare questo affresco accanto a quella "timida ma non irrilevante ricezione delle novità foppesche" che rintocca, qua e là, nel frinire dorato della cappella Ducale nel Castello Sforzesco. Frangi definisce così il nostro straccio d' affresco:
" [...] opera di un pittore ancora anonimo che in certe acutezze prospettiche dimostra altresì di tenere in conto i suggerimenti che provenivano dalla coeva produzione vetraria della certosa pavese."
E qui ci vorrebbe qualche riga di Marco Tanzi, a concludere degnamente questi pochi accenni storici e critici. Peccato che queste righe siano rinchiuse fra pagine che non possiedo, e che adesso si trovano dall' altra parte di Milano, su uno scaffale che, almeno oggi, è troppo lontano per me. Mi dispiace, accontentavi di quel che vi ho detto.
E, per di più, ho il sospetto, se non la certezza, che su questo anonimo pittore qualche convincente ipotesi attributiva sia stata anche proposta. Pazienza, oggi va così: vediamo se trovo altrove altro da dirvi su questo pezzetto di Annunciazione, con questa Maria molto lirica immersa nella lettura - dettaglio, quest' ultimo, da non trascurare. Ecco, trovato! Vi metto qui come ultimo giro di valzer, o come ultimo vinile del giorno sul giradischi della sera, alcune belle osservazioni dedicate all' iconografia di Maria intenta a leggere, che ho grattato via da un testo di Tiziana Plebani intitolato "Il genere dei libri", edito da FrancoAngeli:
"E' stato notato, giustamente, che l ‘immagine di Maria che legge esprime un conflitto in atto poiché l' istruzione delle donne non era ritenuta universalmente auspicabile o necessaria; l' educazione femminile era in genere improntata sulle virtù, la castità, l' obbedienza, l' umiltà, e sui lavori domestici."
Tiziana Plebani "Il genere dei libri", FrancoAngeli editore
"Tale conflitto spiegherebbe la ragione per la quale i pittori risolvevano di dare al libro una posizione marginale nell' Annunciazione, semioccultata, spesso nascosta dalle mani di Maria al fine di depotenziare la minaccia insita nell' immagine di una donna letterata. Tuttavia vi sono scene dell' Annunciazione in cui il libro è ben visibile e in alcune la sua posizione è del tutto centrale: si pensi alla splendida Annunciazione di Antonello da Messina, che sembra esprimere una nota di disappunto per la lettura interrotta."
Ora facciamo i bravi, e lasciamo in pace questo donnone lirico a ripassare la sua parte, per recitare da protagonista fra le false perle e i finti marmi di un' Annunciazione andata ormai quasi del tutto perduta; su quella stessa parete pavese dove, per secoli, è andata in scena tutti i giorni.
Post fra i primi del mio blog, postato il 17 novembre 2006, e anche per questo rimasto fin da allora senza commenti