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Francisco de Zurbarán
"Natura morta con piatto di cedri, cesto di arance e tazza con rosa", 1633
Avevo ospitato, qualche tempo fa, questo famoso e splendido dipinto di Francisco de Zurbarán sul bel blog di Flavia, a lei offrendolo come l augurio per una buona giornata. Lo ripropongo qui, sul mio blog, anche ai miei ospiti. E nel riguardarlo ancora non posso fare a meno di considerarlo non soltanto come una immagine di buon augurio, ma addirittura salutare, come se il piatto di cedri, il cesto di arance e la tazza colma d' acqua fossero la colazione preparata per rimettere in forze un convalescente, risvegliato e guarito, dopo una brutta febbre.
AVVISO - Per ora questo mio blog è in pausa, tra un paio di settimane riprenderò a postare a pieno ritmo: però potete trovare futili novità presso l' altro mio blog, più facile da gestire, a questo indirizzo: www.cheapshop.splinder.com
Devo svegliare il mio blog, ma prima preparo una buona colazione, a base di pancakes insaporiti con un pizzico di Don DeLillo. Apparentemente dissociato, questo abbinamento cultural-culinario mi è venuto in mente quando, una sera, qualche settimana fa, mi son deciso a sfilare "Americana" dai miei scaffali: romanzo comprato da mesi, ma rimasto a lungo intonso e schiacciato fra “Camere separate” di Tondelli e la "Fenomenologia della tecnica artistica” di Dino Formaggio. Dopo aver liberato il letto da libri, vocabolari e manuali di latino, e gettati a terrà i vari Castiglioni-Mariotti, “Comprendere e tradurre”, “Radices”, “Ad hoc”, buttati a pedate più in là, uno ad uno, fra le gambe della scrivania, mi sono cacciato sotto le coperte e ho cominciato la lettura di “Americana”: lettura durata qualche serata, tanto per dimenticare, almeno prima del sonno, le mie giornate di studio.
Don DeLillo, "Americana", Net edizioni
Non vi dirò più di tanto su questo libro, condensando il tutto in un breve riassunto: siamo a Manhattan, New York, anni 70. David Bell, il protagonista, è un brillante giovane “in carriera” presso un famoso network televisivo. Il romanzo si apre con un party, dove si condensa il mondo che David è solito frequentare, fatto di colleghi, autori televisivi, giornalisti, e artisti “alla moda”. Mondo dal quale il protagonista si allontanerà per compiere un viaggio verso ovest, e dedicarsi al progetto di un film da realizzare con interviste improvvisate a sconosciuti, e a se stesso. Nel romanzo irrompono immagini cinematografiche e pubblicitarie che ritornano ad ossessionare David, come, ad esempio e su tutte, la scena di Burt Lancaster che abbraccia Deborah Kerr in “Da qui all’ eternità”. Cinema e pubblicità, film e spot.
"Aunt Jemima", preparato per pancakes, pubblicità (1950)
Ricordo che ad un certo punto, nella lettura, mi sono imbattuto in un nome: “Aunt Jemima”.
“Aunt Jemima!” ho esclamato ad alta voce, più volte, stupefatto: mi ero immediatamente ricordato proprio della pubblicità del preparato per pancakes “Aunt Jemima”, che avevo visto pubblicata in un bel libro Taschen dedicato alla grafica pubblicitaria americana degli anni Cinquanta e che avevo acquistato per la modesta cifra di 9 Euro, ma ricco di immagini a colori, e venduto ad un prezzo accessibile in quanto edizione celebrativa del 25° anniversario della casa editrice. Libro che sono andato di corsa a riprendere, ma non prima di aver lasciato Don DeLillo sul letto, con il cd del “Miserere” di Arvo Part infilato nelle pagine a far da segnalibro.
"The Golden age of Advertising - the 50s", Taschen editore
Libro che ho ritrovato, dopo un frenetico cercare, sepolto nel cassetto della biancheria, accanto alla boccetta semivuota di “Roma”, il mio profumo preferito… “un soffio di eternità!”.
“Chi può averlo messo lì dentro?” mi chiedevo nel sfogliare il volume Taschen, alla ricerca di “Aunt Jemima”, mentre i vocabolari e i manuali di latino che, sparsi sul pavimento, mi facevano inciampare, sembravano poter suggerire una risposta a quella domanda: il disordine.
Nel manifesto pubblicitario si vede appunto “Aunt Jemima” che sorride, e in primo piano è riprodotto un piatto di pancakes presentato secondo la ricetta tradizionale, ricoperti di sciroppo d’ acero, con bacon abbrustolito, e conditi con quello che dovrebbe essere burro, forse di noccioline.
A volte anche mia madre si diletta a cucinare i pancakes, ma senza sciroppo d’ acero, senza bacon, senza burro, e aggiungendo, nell’ impasto, cucchiaiate abbondanti di Parmigiano. E non li serve, in tavola, uno sull’ altro, ma accatastati su un vassoio in acciaio satinato anni settanta che sembra uscito da una sala operatoria. E proprio per fare i pancakes, si è anche impossessata della padellina bassa per crepes, che Elena mi ha regalato in occasione del mio compleanno: e io che speravo di poterla conservare intonsa, nella sua scatolona, assieme agli altri suoi regali, per inaugurare la mia tanto desiderata casa… se mai riuscirò ad averne una, naturalmente.
Tanto per nutrir d’ altre calorie la colazione per il mio blog ancora addormentato, metto qui la ricetta per preparare i pancakes, presa da www.alfemminile.com, nel caso a qualcuno fra voi venisse voglia di provare a farli.
Ingredienti:
1 tazza di farina
1 uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di burro o olio
1 pizzico di sale
- latte quanto basta
1 bustina di lievito
Set per preparare le crêpes
Ricetta:
1-Unire alla farina il lievito, poi l'uovo intero, zucchero e burro
2-Unire il latte in modo che il composto rimanga abbastanza denso. Più doppi si vogliono i pancakes, meno latte bisogna usare
3-Cucinare i pancakes uno alla volta a fuoco lento, su una padella antiaderente che è stata precedentemente imburrata e riscaldata. Quando incomincia a fare delle bollicine, girare il pancake. Il pancake è pronto quando assume un colore tra il giallo e l'arancione.
Mi dispiace, non saprei dir di più su “Aunt Jemima”: posso provare ad imparentarla con la “Mami” di “Gone with the wind”, ma non chiedetemi oltre. E a proposito di personaggi pubblicitari, poche pagine dopo “Aunt Jemima”, e dopo la pasta “Tenderoni”, le caramelle “Life Savers” e ulteriori cibi precotti, nel volume Taschen c’ è anche la pubblicità degli ortaggi in scatola “Green Giant”, altro famoso marchio e personaggio pubblicitario, appunto un “gigante verde” vestito di fogliame, o verdure, e riprodotto su etichette con sfondo bianco.
"Green Giant", verdure in scatola, pubblicità (1953)
Dopo aver rivisto il manifesto pubblicitario di “Aunt Jemima” e del “Green Giant”, chiuso il libro Taschen, ho preso in mano “Americana”, sfilando il cd di Part dalle sue pagine.
“Chissà se Don DeLillo ha citato anche la pubblicità del «gigante verde»?”, mi son chiesto, nel riprendere la lettura. Molte pagine oltre, alcuni giorni dopo, ho ritrovato anche lui, o meglio… ho ritrovato una citazione che si riferiva… ai suoi lombi…
Smetto qui. La colazione è pronta: la servirò con questo post a far da vassoio, nella speranza che il mio blog sappia apprezzarla. Ora vado a svegliarlo, e se dovesse sembrare un po’ assonnato ancora per qualche settimana, cercherò di tenerlo sveglio.