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dal blog di Oyrad
E come ultima cosa, prima di farvi gli auguri per l’ anno nuovo, accolgo l’ invito di PaoloFerrucci a partecipare al gioco de “Il libro più vicino”. Non è facile, almeno per me, scegliere il libro più vicino, dato che sulla mia scrivania ci sono due o tre pile di libri, senza contare i versionari e i manuali di latino sparsi attorno al mio pc portatile.
Potrei allungare la mano verso “Nuovi riti, nuovi miti” di Gillo Dorfles, oppure verso il solito “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio, ma alla pagina 123 del primo si parla di percettività e ritmicità nello scorrere del tempo, e nel secondo si parla di gabinetti. E poi di questo libro di Savinio ho già recentemente parlato, per adesso basta...
Fortunatamente, smuovendo un piede sotto la scrivania, fra i calzini usati e gli inalatori anti-asma vuoti, ho trovato un piccolo libro che ho studiato quest’ anno per l’ esame di letteratura inglese.
Caroline Patey, "Londra, H.James..." edizioni Unicopoli
Il libro si intitola “Londra, Henry James e la capitale del moderno”, scritto da Caroline Patey, e pubblicato da Unicopoli: ne avevo già parlato in un mio commento che ho messo altrove, non so dove, forse da Gabrilù. E proprio a Gabrilù credo che piacerà questo pezzetto che ho trovato dopo le prime cinque frasi di pag. 123. Leggiamo:
“Non è solo lo scandalo dei Notturni di Whistler a firmare la vocazione trasgressiva della Grosvenor Gallery, nata per ovviare ai conformismi di una Royal Academy impolverata nella routine e incapace di promuovere e proteggere artisti giovani. Cosa che invece avviene in questo vero e proprio salon des refusès, sotto l’ ala di Sir Coutts Lindsay, novello Lorenzo dei Medici di un’ operazione ispirata ai mecenatismi dell’ Italia rinascimentale. Infatti si deve a Palladio l’ arco del portone “prelevato” dalla chiesa di Santa Lucia a Venezia, è italiano il marmo verde delle colonne nella immensa hall, e sono principesche, anche se modernissimamente illuminate dall’ alto, e in anteprima, dalla luce elettrica, le gallerie di esposizione.”
Whistler nel suo studio di rue Notre Dame des Champs
E adesso, dovrei scegliere tre persone per continare il gioco: credo che ad Alexandra, ad Aureolo e a Marzia non dispiacerà provare.
Con Alexandra il gioco sbarcherà anche in altri lidi, con Aureolo potrò forse leggere ancora qualcosa del suo russo preferito, e a Marzia do il benvenuto sul mio blog proprio con questo invito a partecipare al gioco.
Ecco le regole del gioco, che ho "rubato" dal blog di PaoloFerrucci:
Prendete il libro più vicino. Sfogliate sino a pagina 123. Contate le prime 5 frasi della pagina. Riportate nel blog le 3 frasi successive. Poi suggerire il gioco ad altri 3 blogger.
"Mulholland Dr.", colonna sonora dell' omonimo film di D.Lynch
Metto qui la colonna sonora di Mulholland Drive non solo perché merita di essere ascoltata, ma anche per aver la scusa di segnalarvi che, fra i miei link, ho finalmente inserito il sito ufficiale di INLAND EMPIRE, il nuovo film di David Lynch presentato all’ ultima Mostra del Cinema di Venezia.
... la Casina delle Civette, a Roma
"Nel segno di Barocci", Federico Motta editore
Con un po’ di cresta sulla spesa cercerò di raccattare, dopo le folli spese libresche del Natale, altri euro per prendermi questo libro, dedicato ai seguaci e agli allievi di Federico Barocci, artista che mi piace moltissimo. Non possiedo ancora un buon libro su Barocci, e l’ opportunità di provare a conoscere meglio questo pittore, ma indirettamente, attraverso le opere di chi lo ha imitato (per ammirazione, su commissione, o per formazione) mi sembra una via conoscitiva allettante.
Oltreoceano, a Washington, è conservato il "Giovane gentiluomo in preghiera davanti alla Madonna" di Giovan Battista Moroni, pittore cinquecentesco, nato ad Albino, vicino a Bergamo.A dir così, sembra che questo dipinto sia emigrato dalla sua terra per morir là, in America, dimenticato da tutti, tanto qui quanto là, finendo per perdersi fra i neoclassicismi freddi di una capitale monumentale, nata dal nulla sul nulla : in verità, non è andata così, altrimenti non sarei qui a parlarvene. Per ora, e per cominciare, accontentiamoci di guardarlo bene, tanto quanto e come merita.
Giovan Battista Moroni
"Giovane gentiluomo in preghiera davanti alla Madonna", Washington, National Gallery
La semplicità non certo povera delle vesti e la gestualità quasi affabile della Madonna sembra far rapprendere, e trattenere, quel gran lusso esibito negli abiti del giovane devoto inginocchiato : e che è inginocchiato, con l' apparenza sorprendente di una presenza concreta, proprio accanto a noi, e sembra volersi voltare da un momento all' altro per invitarci a star zitti, a contemplare l' immagine sacra, e innalzare preghiere al cielo : allora facciamo quel che dice, smettiamo di guardare lui, e guardiamo lei : eccolo lì, il neoclassicismo paffuto del naso della Vergine a sorreggere le sopracciglia ad arco, quasi a tutto sesto; ed è come se ci fosse ancora un po' di bellezza greca echeggiante , ovattata, sotto l' adipe delle guance e del mento.
"Pittura a Bergamo, dal Romanico al Neoclassicismo"
Questo, naturalmente, è un dipinto di devozione privata, ma c' è di più, al riguardo, da dover dire. Per cominciare, sfogliamo un' altra volta il volume "Pittura a Bergamo - dal Romanico al Neoclassicismo" ed ecco cosa possiamo trovare, fra tanto altro, nella scheda dedicata a questo Moroni americano :
"La rappresentazione del devoto in primo piano in atteggiamento orante di fronte a un' immagine sacra è un tema moroniano come dimostrano altri esempi, ed esclusivamente suo. In questo caso è ambientata nell' interno di una stanza, così che risulta incerto se il gruppo della Madonna col Bambino sia un simulacro o l' emanazione di uno sforzo evocativo a cui gli "Exercisios" di Ignazio di Loyola stavano addestrando l' Europa cattolica negli anni durante e dopo il Concilio di Trento."
Catalogo della mostra dedicata a Moroni presso il Museo Bernareggi di Bergamo
Per non lasciarvi lì, miei cari ospiti, a ruminar "Chissenefrega!", vi dirò qualcosa in più, tanto per chiarire : ecco a voi un po' di scampoli del capitolo "Moroni in visione", tagliati e ricuciti su misura dal catalogo della mostra bergamasca "Giovan Battista Moroni, lo sguardo sulla realtà", a cura di Simone Facchinetti, conservatore del Museo Bernareggi di Bergamo.
"Moroni è chiamato ad esaudire le richieste di immagini legate alla devozione privata, dando corso a uno sviluppo iconografico del tema dell'orazione mentale. [...] L' orazione mentale si fa «senza sono di voce e senza parola, ma con la mente sola e con lo spirito», una pratica che presto verrà disciplinata negli esercizi spirituali di Sant' Ignazio di Loyola."
Ancora oltre, Facchinetti scrive:
"Le pratiche dell' orazione mentale trovano una rigorosa organizzazione negli "Esercizi spirituali" di Sant' Ignazio di Loyola (tradotti in italiano solo nel 1587). In una delle prime fasi, seguite al raccoglimento, si suggerisce di procedere alla «composizione», o «vista del luogo», secondo questi precetti : «composizione sarà vedere con l' occhio dell' immaginazione un luogo fisico in cui si trovi ciò che voglio contemplare. Per luogo fisico intendo per esempio, un tempio o una montagna dove si trovi Gesù Cristo, oppure Nostra Signora, secondo quanto desidero contemplare»."
"New York Interiors", pubblicato da Taschen
Questo dipinto di Moroni mi è capitato sottocchio, per la prima volta, sfogliando un libro dell' editrice Taschen dedicato alle case più famose di New York: questo volume, intitolato "New York interiors" appartiene ad una serie di libri sugli interni di varie città, e mi era stato regalato, anni fa, a Natale, da mia sorella.
Mi piace qui ricordare l'appartamento newyorchese di Isabella Rossellini, con la sua pregevole collezione di cappellini in bella vista, o la strepitosa casa di Leo Castelli, il grande collezionista nato a Trieste che, proprio a New York, ha acquistato e promosso la migliore Pop Art americana.
Sfogliando il libro, c'è da agghiacciare dal raccapriccio a vedere l' osceno appartamento pseudo-rococò di Donald Trump, mentre, d'altro canto, si rimane incantati ad osservare le fotografie dell’ intonsa Wilderstein Manor, una delle più antiche dimore vittoriane statunitensi , con la tappezzeria autentica sfilacciata, gli stucchi mai restaurati, e tutti gli antichi mobili al loro posto, senza eccezioni.
Il dipinto si trova fotografato, in un pagina del libro, appoggiato a un cavalletto della casa-studio di due artisti newyorchesi : David McDermott e Peter McGough.
Questi due artisti hanno scelto , proprio a New York, una casa ricavata in una vecchia banca d'epoca, per dedicarsi alla costruzione di una realtà strettamente ottocentesca in cui calarsi a vivere quotidianamente.
Il dipinto di Moroni nello studio azzurro
Prima di tutto, il gesto rituale che inaugura la loro giornata, al mattino, è il vaso da notte vuotato, dalla finestra, direttamente in strada. In seguito, le ore di lavoro nello studio possono iniziare solo dopo aver indossato abiti del XIX secolo, e sono ammessi soltanto strumentazioni d'epoca : ovvero cavalletti e utensili vari adeguatamente tarlati.
La casa è molto grande : ci sono stanze dipinte di rosso piene di oggettistiche ottocentesche, esotismi fine secolo, teche di uccelli impagliati e impolverati, curiosità dall' oriente, il tutto sceneggiato in una scenografia di atmosfere bohemién, europee, e con un non so che di parigino, ma, per carità, qualche anno prima di Gertude Stein.
Lo studio, con le pareti colorate di azzurro e ingentilito da esili colonnine bianche di sostegno, è molto grande, pieno di sedie e cavalletti , a comporre tante postazioni di lavoro, per inseguire la luce del sole che passa dietro gli ampi finestroni. Negli scatti fotografici, oltre al nostro Moroni americano, si vede il famoso "Bacco" di Caravaggio, anch'esso al cavalletto: penso a queste due tele, forse ancora da finire, come ad esercizi accademici di copia; esercizi di stile e maniera, da ripassare, come nelle lezioni d' arte di un tempo.
Il "Bacco" di Caravaggio nella stessa stanza
Mi piace scoprire che proprio questo quadro devozionale di Moroni, sicuramente meno internazionale di Caravaggio, e finito in America in seguito a vicende collezionistiche che , forse, solo Henry James saprebbe squisitamente raccontare, sia stato scelto da questi artisti newyorchesi come soggetto da copiare e meditare: un dipinto apparentemente così semplice, così modesto e discreto, eppure allo stesso tempo così degno di stare accanto a Caravaggio, nella stessa stanza.